Già l’Aquila d’Austria le penne ha perdute (recensione)

AQUILA.jpgPer mantenere la neutralità, l’Italia fece all’Austria un’ultima serie di richieste. Tali istanze, disperatamente sostenute dall’ambasciatore tedesco Bernhard von Bülow, furono respinte in toto dal ministro degli Esteri asburgico, conte Burian, che in modo spocchioso e arrogante ruggì: «Se qualcuno mi punta una pistola scarica, non gli do il mio portafoglio, ma prenderò una decisione quando la pistola sarà carica». Tre anni dopo il tricolore italiano garriva sul Brennero. In occasione del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia attraverso questo sintetico saggio sono esaminati i vari scenari geopolitici che, dal 1870 in poi, determinarono le varie alleanze tra le Potenze continentali. Inoltre è confutata la tesi di un presunto tradimento italiano della “Triplice Alleanza”. Anzi, è constatato come a disattendere gli impegni imposti dal “Trattato” fu, invece, l’Impero austro-ungarico. (Eriprando della torre di Valsassina vive e lavora a Bolzano, dove è insegnante di educazione fisica. Da sempre è in prima linea nella difesa dell’italianità nell’Alto Adige.). 

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Pubblichiamo qui un piccolo estratto del saggio

Il 1907 fu un anno importante per gli sviluppi delle vicende future, dal momento che fu nominato come capo di stato maggiore delle forze armate austro-ungariche Conrad von Hörzendorf. Questi era un giovane guerrafondaio politicamente vicino al successore al trono degli Asburgo, l’arciduca Francesco Ferdinando (poi assassinato a Sarajevo il 28 giugno 1914) inviso al vecchio imperatore a causa del suo matrimonio morganatico con Sofia, la contessa Chotek. Francesco Ferdinando, nominato nel 1908 ispettore generale dell’esercito, fu promotore di una politica mirante alla creazione di un terzo regno – oltre a quello austriaco e ungarico – all’interno dell’Impero: un regno slavo, dominato dai croati e comprendente anche la Bosnia e l’Erzegovina. L’Impero austro-ungarico, quindi, grazie a questo progetto, detto trialista, sarebbe dovuto diventare austroungarico- croato.

Tale politica si concretò con l’annessione asburgica della Bosnia e dell’Erzegovina, che fu preludio del conflitto contro la Serbia, anch’essa interessata alle due regioni, e di conseguenza della morte dello stesso arciduca. Il duo, Conrad von Hörzendorf e Francesco Ferdinando, fautori della guerra preventiva contro Italia e Serbia, impose, dunque, all’Austria una sterzata militarista in sostituzione della pavida, secondo i due, politica internazionale del vecchio e stanco Francesco Giuseppe, che considerava le idee politiche del suo successore designato delle pure bestialità se non dei veri e propri deliri di un pazzo dissennato.

Nuovamente Gaetano Salvemini ci descrive il nuovo capo di stato maggiore asburgico: “Il generale Conrad von Hörzendorf aveva le tasche rigurgitanti di piani di guerra di ogni genere: guerra contro la Serbia e il Montenegro, rimanendo tutti gli altri Paesi ad aspettare che il generale Conrad von Hörzendorf facesse il suo comodo; guerra contro la Russia, l’Austria essendo alleata con la Germania e con la Romania e tutti gli altri Paesi del mondo addormentati; assalto alla Serbia e al Montenegro e conseguente guerra coll’Italia, sempre nell’ipotesi che gli altri Paesi sarebbero rimasti alla finestra; assalto alla Serbia e al Montenegro e conseguente guerra con la Russia, essendo l’Austria in alleanza con la Germania e con la Romania; guerra contro l’Italia e successiva guerra balcanica, tutti gli altri Paesi rimanendo addormentati; guerra contro la Russia, la Serbia il Montenegro, l’Italia, essendo l’Austria alleata della Germania e della Romania“.

Per quanto riguardava l’Italia, il sistema del generale Konrad von Hörzendorf era semplicissimo. Come prima ipotesi il Governo di Vienna non avrebbe dovuto rispettare il Trattato che lo legava all’Italia; perciò, avrebbe dovuto assalirla per metterla fuori combattimento. Seconda opzione: l’Austria avrebbe dovuto risolvere la questione balcanica tenendosi pronta ad attaccare l’Italia se il Governo di Roma si fosse ricordato dell’articolo sette ed avesse reclamato i dovuti compensi equivalenti ai benefici ottenuti dall’Austria. Viceversa, l’Italia aveva l’obbligo di rimanere fedele alla “Triplice Alleanza” e ricordarsi solo quegli articoli del Trattato che facevano comodo all’Austria: il primo, che obbligava l’Italia a essere amica di Vienna e anche il secondo e il terzo che la obbligavano a marciare contro la Francia accanto a Germania e Impero asburgico. Subito dopo il terribile terremoto che il 28 dicembre 1908 distrusse Messina, von Hörzendorf fece scatenare sulla stampa austriaca una campagna giornalistica per persuadere l’opinione pubblica che era arrivato il momento buono per muovere guerra all’Italia. Di questa sua bella idea ne fece, inoltre, istanza ufficiale all’imperatore e al ministro degli Esteri Alois Lexa von Aehrenthal.

Eriprando della Torre di Valsassina

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